La Carta BG-BS è un documento, scritto e firmato dai rappresentanti degli Enti gestori le aree protette periurbane di Bergamo e Brescia, volto a valorizzare gli aspetti naturalistici, paesaggistici e storico-geografici delle periferie delle due città, in una prospettiva congiunta e reticolare. La Carta BG-BS, integra la visione materialista della natura, sottolineando i suoi valori culturali ed etici, richiamando così la sua dimensione ontologica. L’obiettivo è individuare le direzioni da seguire per approdare ad un patto che assuma la natura quale alleata nel progetto umano relativo all’abitabilità della Terra. La Carta si rivolge alle aree protette e a quelle cariche di naturalità del margine urbano, nella convinzione che le periferie siano considerate non più territori da correggere sul modello del entro-città, ma laboratori da interpretare per costruire spazi di nuova generazione rivolti alla coesione sociale sui temi del rapporto uomo-natura. La Carta ambisce a rappresentare un modello esportabile in altre realtà territoriali in grado di rinnovare la protezione ambientale e, arricchendola, porla nel ruolo di strumento di consapevolezza territoriale in relazione alla potenzialità che le aree protette rivestono nella riqualificazione del periurbano. Qui di seguito la sintesi dei tre paragrafi del documento che richiamano i capisaldi concettuali:
Illustra l’idea di protezione ambientale inserita nel dibattito scientifico in corso nell’ambito del cambiamento climatico e delle crisi pandemiche e ambientali. Gli studiosi che si confrontano su queste tematiche propongono un cambio di rotta delle società industriali e capitalistiche nell’uso delle risorse, ma soprattutto riconoscono la necessità di elaborare nuovi pensieri sul rapporto uomo-natura. Nelle scienze ecologiche e in quelle geografiche, ambiti disciplinari privilegiati nel dibattito internazionale, sono maturate prospettive contrapposte: le scienze ecologiche prospettano l’uomo tra gli esseri viventi in un rapporto subalterno alla natura- agente (agency) - per questo il Pianeta è definito Gaia - e impone che la natura venga assecondata e privilegiata nelle azioni territoriali; le scienze geografiche, viceversa, ricordano che per molti secoli gli uomini hanno agito in modo equilibrato sulla natura utilizzando le sue risorse senza distruggerle, garantendone così la conservazione. Ciò ha permesso di instaurare un patto che, oggi, va rinnovato per creare un’alleanza e garantire l’abitabilità della Terra. In tale contesto, assume grande importanza il paesaggio quale esito dell’agire territoriale e “cartina di tornasole” dell’equilibrio perseguito. Infatti, il paesaggio da esito spontaneo dell’abitare la Terra è diventato progetto urbanistico giustapposto solo da quando tale equilibrio è scomparso accelerando, altresì, i problemi ambientali. La Carta, assume quest’ultima impostazione per individuare i principii a cui rifarsi: in primo luogo, il principio di reciprocità per passare dallo stato di parassiti a quello di ospiti sul Pianeta; in secondo luogo, la cura rivolta ad agire con consapevolezza in qualunque condizione di utilizzo delle risorse; in terzo luogo, la temporalità degli interventi che devono tener conto di quelli naturali ossia il lungo termine.
è il contesto territoriale a cui la Carta si rivolge vale a dire quella parte di città dove l’agglomerazione si dirada, gli spazi pubblici scarseggiano, e sono presenti spazi colonizzati dalla natura, successivamente alla loro dismissione o non utilizzo, denominati oggi, con qualche sottolineatura differente: area semi-naturale, selvatico urbano, terzo paesaggio, paesaggio minimo... Si tratta di interessanti testimonianze del dinamismo insito nel rapporto uomo-natura che alimenta un’idea innovativa ossia che le periferie vadano considerate aree privilegiate per riflettere su un nuovo rapporto con la natura. Esse, infatti, presentano nuove forme naturalistiche, specifiche forme di protezione ambientale (parchi, plis), intense dinamicità naturale e sociale, e marcate patologie urbane (da correggere), tra tutte la carenza di spazi pubblici, intesi quali luoghi aggregativi in base ad interessi comuni. Insomma, facendo parte della città - sancita come luogo dell’innovazione - le periferie sono aperte alle più innovative tendenze rispetto alla sostenibilità e prospettano un cambiamento radicale nella dualità classica, attribuita alla citta, di centro-periferia;
Per rendere operativa la Carta BG-BS, infine, si individuano alcuni elementi orientativi: i) la reticolarità dei territori coinvolti declinata in complementarietà degli Enti firmatari la Carta in relazione ai loro differenti statuti e alle diverse funzioni che assolvono; ii) l’assunzione del paesaggio quale banco di prova della relazione simbiotica tra uomo e natura e “cartina di tornasole” dell’equilibrio di tale relazione; iii) l’assegnazione alle aree verdi periurbane del ruolo di nuovi spazi in cui perseguire coesione sociale e nuova abitabilità dell’urbano strutturandoli secondo i valori, i principi e gli obiettivi della sostenibilità ambientale. In conclusione, i Parchi periurbani che si dotano di una Carta programmatica assumono la prospettiva dell’innovazione; declinano la reticolarità delle aree protette in una complementarietà operativa; agiscono per la conservazione del paesaggio; innalzano le periferie a banco di prova per perseguire sia una coesione sociale sia un nuovo rapporto con la natura migliorando la qualità della vita delle comunità locali. La Carta, dal canto suo, da progetto enunciativo diventa manifesto internazionale di una nuova alleanza con la natura, per garantire l’abitabilità della Terra.